http://www.stampalibera.com/?p=25834
divulgate il link signori...ecco cosa ci meritiamo
lunedì 2 maggio 2011
giovedì 28 aprile 2011
L’invettiva di Montalbano e la gaffe del senatore
Nell'episodio "Il giro di boa", andato in onda in replica martedì sera, il Commissario si scaglia contro i poliziotti protagonisti dei fatti del G8 di Genova. Insorge il senatore di Coesione Nazionale Franco Cardiello, che accusa il personaggio di Camilleri di fare 'propaganda sovversiva' a spese degli abbonati. Ma qualcuno ha detto a Cardiello che si tratta di una replica del 2005? "La prossima volta farà interrogazione su Spartacus con Kirk Douglas", ironizza Realacci del Pd
ROMA – Anche con una seconda replica, il commissario più amato della tv è in grado di scatenare gli animi.
La ripetizione su Raiuno, dell’episodio “Il giro di boa” (trasmesso per la prima volta nel 2005), oltre a registrare il lusinghiero risultato di 4 milioni 749mila telespettatori con uno share del 16.17 ha provocato le proteste senatore di Coesione Nazionale Franco Cardiello, che accusa il personaggio di Andrea Camilleri intepretato da Luca Zingaretti di fare ‘propaganda sovversiva’ a spese degli abbonati Rai.
Al senatore non è andata giù l’invettiva pronunciata dal Commissario contro i poliziotti del G8 di Genova.
“Quanto proposto ieri dalla serie televisiva montalbano- dice Cardiello- non può che lasciare allibiti. Infatti all’inizio della puntata il commissario, ma forse sarebbe meglio chiamarlo ‘subcomandante’, si è lasciato andare in una durissima invettiva contro i poliziotti del G8 di Genova dicendo addirittura di vergognarsi di far parte della polizia e di essere pronto a dimettersi. Una polizia, ha continuato Montalbano, che non garantirebbe la legalità e che non rappresenterebbe più i suoi valori fondamentali”.
Per l’esponente di coesione nazionale si tratta di “parole offensive ed oltraggiose verso quei ragazzi che proprio a genova sono stati in prima fila per tutelare l’ordine e la legalità contro quei teppisti no-global e black block che misero a ferro e fuoco la città. Giovani che hanno subito fisicamente quelle violenze”.
Inoltre, prosegue Cardiello, “il processo nei confronti dei poliziotti di Genova è ancora in corso, dinanzi alla corte di cassazione, e quindi anche per questo le parole di Montalbano sono ancora più gravi. Quasi a voler influenzare le decisioni dei magistrati, ergendosi a giudice di una giustizia tutta sua.
Perciò ho intenzione di chiedere chiarimenti ai ministri competenti ed alla stessa Rai che mandando in onda questa puntata ‘no-global’ ha fornito un pessimo servizio pubblico ed una propaganda sovversiva a spese degli abbonati Rai”.
Alla tirata di Cardiello risponde ironicamente Ermete Realacci del Pd: “Lo scarso senso del ridicolo e il furore ideologico forse non hanno fatto rendere conto al senatore Cardiello che quella andata in onda ieri sera, e da lui definita sovversiva, era l’ennesima replica di una puntata del Commissario Montalbano, ormai quasi d’annata. Speriamo che la prossima volta che verrà trasmesso ‘Spartacus’ con Kirk Douglas l’esponente di Coesione Nazionale non vorrà presentare una nuova interrogazione parlamentare per un film che istiga alla rivoluzione”.
dal sito di www.kataweb.it
ROMA – Anche con una seconda replica, il commissario più amato della tv è in grado di scatenare gli animi.
La ripetizione su Raiuno, dell’episodio “Il giro di boa” (trasmesso per la prima volta nel 2005), oltre a registrare il lusinghiero risultato di 4 milioni 749mila telespettatori con uno share del 16.17 ha provocato le proteste senatore di Coesione Nazionale Franco Cardiello, che accusa il personaggio di Andrea Camilleri intepretato da Luca Zingaretti di fare ‘propaganda sovversiva’ a spese degli abbonati Rai.
Al senatore non è andata giù l’invettiva pronunciata dal Commissario contro i poliziotti del G8 di Genova.
“Quanto proposto ieri dalla serie televisiva montalbano- dice Cardiello- non può che lasciare allibiti. Infatti all’inizio della puntata il commissario, ma forse sarebbe meglio chiamarlo ‘subcomandante’, si è lasciato andare in una durissima invettiva contro i poliziotti del G8 di Genova dicendo addirittura di vergognarsi di far parte della polizia e di essere pronto a dimettersi. Una polizia, ha continuato Montalbano, che non garantirebbe la legalità e che non rappresenterebbe più i suoi valori fondamentali”.
Per l’esponente di coesione nazionale si tratta di “parole offensive ed oltraggiose verso quei ragazzi che proprio a genova sono stati in prima fila per tutelare l’ordine e la legalità contro quei teppisti no-global e black block che misero a ferro e fuoco la città. Giovani che hanno subito fisicamente quelle violenze”.
Inoltre, prosegue Cardiello, “il processo nei confronti dei poliziotti di Genova è ancora in corso, dinanzi alla corte di cassazione, e quindi anche per questo le parole di Montalbano sono ancora più gravi. Quasi a voler influenzare le decisioni dei magistrati, ergendosi a giudice di una giustizia tutta sua.
Perciò ho intenzione di chiedere chiarimenti ai ministri competenti ed alla stessa Rai che mandando in onda questa puntata ‘no-global’ ha fornito un pessimo servizio pubblico ed una propaganda sovversiva a spese degli abbonati Rai”.
Alla tirata di Cardiello risponde ironicamente Ermete Realacci del Pd: “Lo scarso senso del ridicolo e il furore ideologico forse non hanno fatto rendere conto al senatore Cardiello che quella andata in onda ieri sera, e da lui definita sovversiva, era l’ennesima replica di una puntata del Commissario Montalbano, ormai quasi d’annata. Speriamo che la prossima volta che verrà trasmesso ‘Spartacus’ con Kirk Douglas l’esponente di Coesione Nazionale non vorrà presentare una nuova interrogazione parlamentare per un film che istiga alla rivoluzione”.
dal sito di www.kataweb.it
venerdì 22 aprile 2011
Referendum, a rischio anche quello sull'acqua Romani: "Meglio approfondimento legislativo"
http://www.repubblica.it/politica/2011/04/22/news/referendum_acqua-15238656/?ref=HREA-1
...ormai siamo in mano a gentaccia che non ha il minimo senso del pudore pur di difendere il proprio fondo schiena....
...ormai siamo in mano a gentaccia che non ha il minimo senso del pudore pur di difendere il proprio fondo schiena....
venerdì 1 aprile 2011
Repubblica delle banane, magari!
L’esibizione oscena del capocomico a Lampedusa, con il sindaco che impedisce agli abitanti qualsiasi forma di contestazione, e il quasi contestuale blitz a Montecitorio sul processo breve con tanto di vaffa del ministro della Difesa al presidente della Camera che lo richiamava per l’aggressione verbale a Dario Franceschini, legittimato a parlare, sono un’immagine che va ancora oltre il folklore politico italiano per cui siamo tristemente famosi nel mondo.
La girandola di stupidaggini senza paracadute che un presidente del Consiglio, parodia di un guitto in disarmo, ha sparato davanti a una comunità che versa in una situazione insostenibile e ad una folla di disperati, totalmente ignorati, è persino più imbarazzante della spudorata campagna elettorale sulla location con rovine del terremoto a l’Aquila.
Davanti ai cartelli involontariamente ironici, gli unici autorizzati, che invocavano “Santo Silvio pensaci tu” l’uomo della provvidenza diventato “lampedusano” nella notte con l’acquisto on line della villa Due Palme ha assicurato all’isola, libera dagli immigrati entro non più di 60 ore, un futuro folgorante, qualcosa tra Hollywood e Montecarlo: zona franca dalle tasse con spettacolare rilancio turistico a colpi di campi da golf e casinò. Ma senza dimenticare il prestigio internazionale e così l’ha anche candidata al Nobel per la pace.
In conferenza stampa, quando qualcuno ha osato fare domande su processi e giustizia, il tono dell’intrattenitore si è fatto meno scanzonato, e il copione più logoro e ripetitivo del solito: giuramento sulle teste sempre più numerose degli incolpevoli nipoti sommate a quelle dei figli come argomento ultimo per dimostrare la vis persecutoria dei magistrati e la totale infondatezza del processo Mills, che comunque, a scanso di equivoci, i fedeli alleati leghisti alla Camera stavano affossando con l’ennesimo colpo di mano. Poi gli abituali insulti alla stampa non allineata, guarda caso un giornalista de Il Fatto Quotidiano: “Mi dispiace che la mattina lei si guardi allo specchio e vedendosi sia incazzato per tutta la giornata”.
Mentre a Lampedusa recitava un piazzista in affanno abusando più ostentatamente del solito della credulità popolare, a Montecitorio il blitz del leghista di turno ha spianato la strada con una inversione dell’ordine del giorno a quello che viene spacciato come “processo europeo”, e cioè l’ultima formulazione del processo breve secondo l’eterna regola del gioco delle tre carte. Ritirata la norma transitoria in vista del dialogo sulla riforma epocale della giustizia e al grido di “mai più leggi ad personam” ecco la nuova prescrizione breve per gli incensurati, finalizzata a fulminare il processo Mills prima della prescrizione “naturale”, fissata con la ex Cirielli, che interverrebbe solo dopo la sentenza di primo grado, troppo vicina e troppo rischiosa. Davanti a Montecitorio le centinaia di cittadini che manifestavano a difesa dell’uguaglianza davanti alla legge e contro l’ennesima porcata erano qualcosa di decisamente intollerabile per il ministro La Russa che con la spavalderia e il disprezzo della libertà di critica e dissenso che contraddistingue questo regime cabarettistico, non ha resistito al richiamo della provocazione da sano camerata.
Così, quando è uscito per constatare e per sfidare “i violenti”, è stato accolto come si meritava a suon di “vergogna” e di lanci di monetine come non si vedeva dal ’92 al tempo del parlamento degli inquisiti, che visti retrospettivamente sembrerebbero almeno meno beceri, sguaiati e ridicoli di molti onorevoli e ministri attuali. Per capire bene a cosa siamo ridotti basterebbe pensare, tanto per fare un esempio, che per il processo Ruby sono stati citati come testimoni della difesa, tra la schiera di politici e vip, ben quattro ministri della Repubblica, tra cui le due signore Carfagna e Gelmini, considerate un modello, non si sa bene se per meriti funzionali o extracurricolari, da Nicole Minetti, che comunque pretenderebbe di surclassarle come ministro degli Esteri. Gli altri due testimoni istituzionali, insieme al portavoce sottosegretario Bonaiuti, sono il ministro degli esteri Frattini ed il neo ministro alla cultura Galan, chiamati dalla difesa a confermare, si badi bene, la circostanza di avere partecipato a un incontro formale tra Berlusconi e Mubarak in cui il primo parlava al secondo, pochi giorni prima della telefonata in questura, della mitica “nipote”.
Ormai ogni definizione, per quanto corrosiva, rischia di essere inadeguata: anche “Repubblica delle banane”, che ci hanno rinfacciato per anni come sabotatori dell’italianità accecati dall’antiberlusconismo, anche “Repubblica dei fichi d’india”, coniata un (bel) po’ tardivamente da Gianni Agnelli per stigmatizzare l’Italia berlusconiana di allora, sembrano qualcosa di infinitamente più lieve e meno trucido del nostro presente.
fonte www.ilfattoquotidiano.it
articolo di Daniela Gaudenzi
La girandola di stupidaggini senza paracadute che un presidente del Consiglio, parodia di un guitto in disarmo, ha sparato davanti a una comunità che versa in una situazione insostenibile e ad una folla di disperati, totalmente ignorati, è persino più imbarazzante della spudorata campagna elettorale sulla location con rovine del terremoto a l’Aquila.
Davanti ai cartelli involontariamente ironici, gli unici autorizzati, che invocavano “Santo Silvio pensaci tu” l’uomo della provvidenza diventato “lampedusano” nella notte con l’acquisto on line della villa Due Palme ha assicurato all’isola, libera dagli immigrati entro non più di 60 ore, un futuro folgorante, qualcosa tra Hollywood e Montecarlo: zona franca dalle tasse con spettacolare rilancio turistico a colpi di campi da golf e casinò. Ma senza dimenticare il prestigio internazionale e così l’ha anche candidata al Nobel per la pace.
In conferenza stampa, quando qualcuno ha osato fare domande su processi e giustizia, il tono dell’intrattenitore si è fatto meno scanzonato, e il copione più logoro e ripetitivo del solito: giuramento sulle teste sempre più numerose degli incolpevoli nipoti sommate a quelle dei figli come argomento ultimo per dimostrare la vis persecutoria dei magistrati e la totale infondatezza del processo Mills, che comunque, a scanso di equivoci, i fedeli alleati leghisti alla Camera stavano affossando con l’ennesimo colpo di mano. Poi gli abituali insulti alla stampa non allineata, guarda caso un giornalista de Il Fatto Quotidiano: “Mi dispiace che la mattina lei si guardi allo specchio e vedendosi sia incazzato per tutta la giornata”.
Mentre a Lampedusa recitava un piazzista in affanno abusando più ostentatamente del solito della credulità popolare, a Montecitorio il blitz del leghista di turno ha spianato la strada con una inversione dell’ordine del giorno a quello che viene spacciato come “processo europeo”, e cioè l’ultima formulazione del processo breve secondo l’eterna regola del gioco delle tre carte. Ritirata la norma transitoria in vista del dialogo sulla riforma epocale della giustizia e al grido di “mai più leggi ad personam” ecco la nuova prescrizione breve per gli incensurati, finalizzata a fulminare il processo Mills prima della prescrizione “naturale”, fissata con la ex Cirielli, che interverrebbe solo dopo la sentenza di primo grado, troppo vicina e troppo rischiosa. Davanti a Montecitorio le centinaia di cittadini che manifestavano a difesa dell’uguaglianza davanti alla legge e contro l’ennesima porcata erano qualcosa di decisamente intollerabile per il ministro La Russa che con la spavalderia e il disprezzo della libertà di critica e dissenso che contraddistingue questo regime cabarettistico, non ha resistito al richiamo della provocazione da sano camerata.
Così, quando è uscito per constatare e per sfidare “i violenti”, è stato accolto come si meritava a suon di “vergogna” e di lanci di monetine come non si vedeva dal ’92 al tempo del parlamento degli inquisiti, che visti retrospettivamente sembrerebbero almeno meno beceri, sguaiati e ridicoli di molti onorevoli e ministri attuali. Per capire bene a cosa siamo ridotti basterebbe pensare, tanto per fare un esempio, che per il processo Ruby sono stati citati come testimoni della difesa, tra la schiera di politici e vip, ben quattro ministri della Repubblica, tra cui le due signore Carfagna e Gelmini, considerate un modello, non si sa bene se per meriti funzionali o extracurricolari, da Nicole Minetti, che comunque pretenderebbe di surclassarle come ministro degli Esteri. Gli altri due testimoni istituzionali, insieme al portavoce sottosegretario Bonaiuti, sono il ministro degli esteri Frattini ed il neo ministro alla cultura Galan, chiamati dalla difesa a confermare, si badi bene, la circostanza di avere partecipato a un incontro formale tra Berlusconi e Mubarak in cui il primo parlava al secondo, pochi giorni prima della telefonata in questura, della mitica “nipote”.
Ormai ogni definizione, per quanto corrosiva, rischia di essere inadeguata: anche “Repubblica delle banane”, che ci hanno rinfacciato per anni come sabotatori dell’italianità accecati dall’antiberlusconismo, anche “Repubblica dei fichi d’india”, coniata un (bel) po’ tardivamente da Gianni Agnelli per stigmatizzare l’Italia berlusconiana di allora, sembrano qualcosa di infinitamente più lieve e meno trucido del nostro presente.
fonte www.ilfattoquotidiano.it
articolo di Daniela Gaudenzi
mercoledì 30 marzo 2011
IL GOVERNO MOLTIPLICA I VOTI CON LE POLTRONE (IL CONTO LO PAGANO GLI ITALIANI). E POI FA FINTA CHE LE TASSE SERVANO PER DARE I SOLDI ALLA CULTURA.
Nonostante i dubbi del Quirinale, ieri il presidente del Consiglio ha proposto e ottenuto la nomina a ministro dell’Agricoltura di Saverio Romano, uno dei parlamentari “responsabili” che hanno consentito al governo di mantenere, sia pure per pochi voti, la maggioranza alla Camera.
Per capire le perplessità di Napolitano basta leggere Giovanni Bianconi su Il Corriere della Sera: “Il pentito di mafia Francesco Campanella - quello che fabbricò la falsa carta d`identità con cui Bernardo Provenzano, da latitante, andò a farsi operare in Francia - ha raccontato che un giorno del 2001, a Roma, pranzò con il candidato alle elezioni politiche Saverio Romano.
Campanella era un ex giovane dc divenuto vicepresidente del Consiglio comunale di Villabate, alle porte di Palermo.
Intorno al tavolo c`erano pure Totò Cuffaro e altre persone. Una delle quali disse a Romano che Campanella non l`avrebbe votato. Scherzava, ma il candidato non la prese a ridere: «Si alzò e disse seriamente, rivolgendosi a me: "Tu mi devi votare, perché nuatri semo `ra stessa famigghía (siamo della stessa famiglia, ndr), vai a Villabate e t`informi", lasciando attoniti tutti i commensali».
In effetti, ricorda il pentito, Nino Mandalà (condannato in primo grado per appartenenza alla famiglia mafiosa di Villabate) gli spiegò «che Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi in quel collegio, perché in quel collegio non c`è candidato che non è espressione di mafia».
Le dichiarazioni di Campanella costituiscono il cuore dell`indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del neoministro Romano.
La Procura di Palermo ha ritenuto di non aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l`imputazione (è il termine tecnico usato nel comunicato della presidenza della Repubblica, che vale anche per gli indagati come Romano) nonostante gli indizi di «contiguità» fra lui e Cosa nostra emersi dall`inchiesta.
Ma il giudice potrebbe ordinare ulteriori approfondimenti, perché dopo la richiesta
di archiviazione (del novembre scorso) è accaduto un fatto nuovo, forse utile a una rilettura del quadro accusatorio nei confronti di Romano, che evidentemente non è sfuggito al Quirinale.
La novità è la trasformazione in sentenza definitiva del verdetto d`appello che ha condannato Cuffaro a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato all`associazione mafiosa.
In quelle motivazioni ormai irrevocabili, e utilizzabili come «oggetto di prova» in un eventuale processo, il nome di Saverio Romano ricorre più volte. Accanto a quello di Cuffaro o da solo.
Per esempio quando riassume le dichiarazioni di Campanella sulla candidatura di un tale Giuseppe Acanto in una delle liste di appoggio a Cuffaro, voluta da Mandalà: «Il Romano, competente per la formazione delle liste, aveva mmediatamente assicurato l`inserimento di detto soggetto tra i candidati, chiedendogli di fargli avere al più presto i documenti e mandandogli i saluti per il Mandalà». E più avanti sottolinea come fosse «pacificamente emerso che sia Romano che Cuffaro erano stati informati in modo palese e chiaro da Campanella che la candidatura di Acanto era voluta dal gruppo di Villabate facente capo al Mandalà».
Ma perché Berlusconi ha così insistito? Lo si è capito ieri quando la maggioranza stava andando sotto nella richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione sul caso Ruby, escamotage parlamentare per evitare che Berlusconi finisca di fronte ai magistrati milanesi per concussione e prostituzione minorile: appena si è saputo della nomina di Romano, due dei cosiddetti responsabili, Bruno Cesario e Elio Belcastro, che mancavano all’appello per le votazioni, sono entrati nell’aula della Giunta per le Autorizzazioni e hanno consentito così alla maggioranza di avere i voti necessari per sollevare il problema.
Ma attenzione: è stato solo l’inizio. Mentre accadeva tutto questo, il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento con il quale ha aumentato le accise (imposta di fabbricazione) sui carburanti. Motivo ufficiale: trovare i soldi per la cultura. Una scusa: bastava fare l’election day, cioè unire il voto per le amministrative e quello per i referendum, e per quest’anno non ci sarebbe stato bisogno d’altro. Ma in quello stesso provvedimento il governo ha dato anche il via libera, a Roma e a Milano, alla moltiplicazione dei consiglieri e degli assessori comunali (senza i 48 consiglieri e i 12 assessori in più il sindaco Alemanno non sarebbe in grado di trovare un posto per tutti i pretendenti della sua maggioranza).
E non è finita ancora. Ieri sera il gruppo dei responsabili e degli altri parlamentari accorsi a puntellare la maggioranza dopo il 14 dicembre si sono riuniti con Berlusconi a Palazzo Grazioli.
Per soddisfare tutte le richieste, secondo molti quotidiani, Berlusconi ha promesso di completare presto il rimpasto di governo e di presentare un provvedimento per poter nominare anche altri dodici sottosegretari. Si tratterà di un disegno di legge, perché Napolitano ha già chiarito che non c’è l’urgenza necessaria per poter fare un decreto. Ci vorrà tempo per l’approvazione. I responsabili non si fidano molto. E così ieri hanno cominciato a mettere nel mirino poltrone a scadenza più ravvicinata: quelle nei consigli di amministrazioni di Enel, Eni, Terna, Poste, Finmeccanica….
Per capire le perplessità di Napolitano basta leggere Giovanni Bianconi su Il Corriere della Sera: “Il pentito di mafia Francesco Campanella - quello che fabbricò la falsa carta d`identità con cui Bernardo Provenzano, da latitante, andò a farsi operare in Francia - ha raccontato che un giorno del 2001, a Roma, pranzò con il candidato alle elezioni politiche Saverio Romano.
Campanella era un ex giovane dc divenuto vicepresidente del Consiglio comunale di Villabate, alle porte di Palermo.
Intorno al tavolo c`erano pure Totò Cuffaro e altre persone. Una delle quali disse a Romano che Campanella non l`avrebbe votato. Scherzava, ma il candidato non la prese a ridere: «Si alzò e disse seriamente, rivolgendosi a me: "Tu mi devi votare, perché nuatri semo `ra stessa famigghía (siamo della stessa famiglia, ndr), vai a Villabate e t`informi", lasciando attoniti tutti i commensali».
In effetti, ricorda il pentito, Nino Mandalà (condannato in primo grado per appartenenza alla famiglia mafiosa di Villabate) gli spiegò «che Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi in quel collegio, perché in quel collegio non c`è candidato che non è espressione di mafia».
Le dichiarazioni di Campanella costituiscono il cuore dell`indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del neoministro Romano.
La Procura di Palermo ha ritenuto di non aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l`imputazione (è il termine tecnico usato nel comunicato della presidenza della Repubblica, che vale anche per gli indagati come Romano) nonostante gli indizi di «contiguità» fra lui e Cosa nostra emersi dall`inchiesta.
Ma il giudice potrebbe ordinare ulteriori approfondimenti, perché dopo la richiesta
di archiviazione (del novembre scorso) è accaduto un fatto nuovo, forse utile a una rilettura del quadro accusatorio nei confronti di Romano, che evidentemente non è sfuggito al Quirinale.
La novità è la trasformazione in sentenza definitiva del verdetto d`appello che ha condannato Cuffaro a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato all`associazione mafiosa.
In quelle motivazioni ormai irrevocabili, e utilizzabili come «oggetto di prova» in un eventuale processo, il nome di Saverio Romano ricorre più volte. Accanto a quello di Cuffaro o da solo.
Per esempio quando riassume le dichiarazioni di Campanella sulla candidatura di un tale Giuseppe Acanto in una delle liste di appoggio a Cuffaro, voluta da Mandalà: «Il Romano, competente per la formazione delle liste, aveva mmediatamente assicurato l`inserimento di detto soggetto tra i candidati, chiedendogli di fargli avere al più presto i documenti e mandandogli i saluti per il Mandalà». E più avanti sottolinea come fosse «pacificamente emerso che sia Romano che Cuffaro erano stati informati in modo palese e chiaro da Campanella che la candidatura di Acanto era voluta dal gruppo di Villabate facente capo al Mandalà».
Ma perché Berlusconi ha così insistito? Lo si è capito ieri quando la maggioranza stava andando sotto nella richiesta di sollevare il conflitto di attribuzione sul caso Ruby, escamotage parlamentare per evitare che Berlusconi finisca di fronte ai magistrati milanesi per concussione e prostituzione minorile: appena si è saputo della nomina di Romano, due dei cosiddetti responsabili, Bruno Cesario e Elio Belcastro, che mancavano all’appello per le votazioni, sono entrati nell’aula della Giunta per le Autorizzazioni e hanno consentito così alla maggioranza di avere i voti necessari per sollevare il problema.
Ma attenzione: è stato solo l’inizio. Mentre accadeva tutto questo, il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento con il quale ha aumentato le accise (imposta di fabbricazione) sui carburanti. Motivo ufficiale: trovare i soldi per la cultura. Una scusa: bastava fare l’election day, cioè unire il voto per le amministrative e quello per i referendum, e per quest’anno non ci sarebbe stato bisogno d’altro. Ma in quello stesso provvedimento il governo ha dato anche il via libera, a Roma e a Milano, alla moltiplicazione dei consiglieri e degli assessori comunali (senza i 48 consiglieri e i 12 assessori in più il sindaco Alemanno non sarebbe in grado di trovare un posto per tutti i pretendenti della sua maggioranza).
E non è finita ancora. Ieri sera il gruppo dei responsabili e degli altri parlamentari accorsi a puntellare la maggioranza dopo il 14 dicembre si sono riuniti con Berlusconi a Palazzo Grazioli.
Per soddisfare tutte le richieste, secondo molti quotidiani, Berlusconi ha promesso di completare presto il rimpasto di governo e di presentare un provvedimento per poter nominare anche altri dodici sottosegretari. Si tratterà di un disegno di legge, perché Napolitano ha già chiarito che non c’è l’urgenza necessaria per poter fare un decreto. Ci vorrà tempo per l’approvazione. I responsabili non si fidano molto. E così ieri hanno cominciato a mettere nel mirino poltrone a scadenza più ravvicinata: quelle nei consigli di amministrazioni di Enel, Eni, Terna, Poste, Finmeccanica….
Etichette:
governo,
ministro dell'agricoltura,
poltrone
| Reazioni: |
venerdì 4 marzo 2011
L'importante è abbaiare
Il miglior alleato del Governo è l'opposizione. Quando ha l'occasione per sfiduciarlo, come è avvenuto ormai più volte in questa legislatura, le viene improvvisamente il "braccino corto". I deputati del centrosinistra sono sempre assenti o in missione (un modo elegante per viaggiare all'estero). L'esempio, come nelle migliori famiglie, viene dall'alto, per la votazione al decreto "Milleproroghe" Bersani e Casini non c'erano. L'importante è abbaiare.
"Venerdì 27 febbraio la Camera ha votato la fiducia al decreto legge cosiddetto Milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 300 sì, 277 no, nessun astenuto, 45 assenti e 7 in missione, come indicato dal verbale del sito indipendente OpenPolis. Numeri alla mano, l'opposizione ha perso un'incredibile occasione: il Governo, infatti, poteva essere sfiduciato. Basta aggiungere i 9 voti degli assenti di Fli, 2 dell'Idv, 8 del Pd e 5 dell'Udc (senza calcolare il gruppo misto e i deputati in missione) per arrivare a quota 301. Questo dato politico lascia, di per sè, sconcertati. Ma le sorprese non finiscono qui: andando a spulciare l'elenco degli assenti si scopre che né Bersani, né Casini, né tantomeno Adolfo Urso hanno votato. Risultano "assenti". Vi presento la lista completa dei votanti: in grassetto i deputati di opposizione che non hanno votato." democrazia italiana
dal sito di Beppe Grillo
"Venerdì 27 febbraio la Camera ha votato la fiducia al decreto legge cosiddetto Milleproroghe. Il provvedimento è stato approvato con 300 sì, 277 no, nessun astenuto, 45 assenti e 7 in missione, come indicato dal verbale del sito indipendente OpenPolis. Numeri alla mano, l'opposizione ha perso un'incredibile occasione: il Governo, infatti, poteva essere sfiduciato. Basta aggiungere i 9 voti degli assenti di Fli, 2 dell'Idv, 8 del Pd e 5 dell'Udc (senza calcolare il gruppo misto e i deputati in missione) per arrivare a quota 301. Questo dato politico lascia, di per sè, sconcertati. Ma le sorprese non finiscono qui: andando a spulciare l'elenco degli assenti si scopre che né Bersani, né Casini, né tantomeno Adolfo Urso hanno votato. Risultano "assenti". Vi presento la lista completa dei votanti: in grassetto i deputati di opposizione che non hanno votato." democrazia italiana
dal sito di Beppe Grillo
venerdì 4 febbraio 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)